Testimonianza di Silvana Oliva in data 20 gennaio 2019

La prima volta che andai da Mario, parlo di almeno quindici anni fa, mi narrò di me e di ciò che avevo in testa e nel cuore. Tralasciò inizialmente il motivo principale per cui ero lì.

Quando mi chiese se tutto mi fosse chiaro io gli risposi di sì, ma che ero andata da lui non per quelle ragioni. A quel punto mi guardò con un sorriso e poi mi fece un piccolo cenno di non dire altro e con la penna, su un foglio che ritraeva l’uomo vitruviano, fece due croci sugli occhi e mi disse esattamente da cosa ero affetta.

Rimasi sconvolta per la precisione medica con cui mi descrisse la mia retinopatia degenerativa genetica. Aggiunse, con infinita sensibilità, che non sarei mai guarita, tuttavia lui avrebbe potuto rallentare la degenerazione grazie ai suoi trattamenti.

Per un lungo periodo, accompagnata da amici, giacché non posso più guidare, andai in studio. Purtroppo poi accadde che non ebbi più quel provvidenziale passaggio e smisi di recarmi da Mario.

Passarono alcuni anni prima che da sola, prendendo ogni genere di mezzi di trasporto, dai treni, ai pullman e persino i taxi, decisi di tornare da lui. Quando aprì la porta e mi vide, con un sorriso che avrebbe sciolti i ghiacciai di tutto il pianeta, mi chiese come andasse la mia vista.

La cosa mi fece sentire bene, amata, considerata e a quel punto compresi, ancora una volta, che lui sa, vede e non dimentica e che le nostre guide, con ogni probabilità, gli rammentano, in tempo reale, il motivo della nostra visita.