Testimonianza di Cristina Maestrini in data 14 luglio 2017

Ieri ho fatto quella che credo sia la quinta visita.

Sarò stata dentro un quarto d’ora, ma non posso dirlo con certezza: del tempo, lì dentro, si perde la percezione. Quello che conta me lo ha detto: mi ha ‘guardata dentro’ come ogni volta, in una descrizione incredibilmente precisa del mio modo di pensare, di essere e di vivere, delle mie paure, i miei acciacchi… in un incedere preciso, minuzioso senza approssimazioni. Le uniche volte che l’ho visto ‘fermarsi’ è stato per farmi delle domande di cui avevo l’impressione che conoscesse già la risposta, su argomenti per me un po’ difficili da affrontare.

Sono io che non avrei mai voluto uscire da quella stanza e forse con questo dobbiamo fare i conti noi ‘pazienti’: forse molti di noi si aspettano dalla visita una soluzione piuttosto che un’analisi, un concentrato di terapie che lui non può dare… ma già rendersi conto di dove possiamo ‘lavorare’ è un passo. Per me lo è sempre stato.

È da quando sono uscita dallo studio che sento risuonare le sue parole… e sono sicura che qualcosa in me succederà. Suggerisco a chi non è rimasto completamente soddisfatto di continuare ad andare alle terapie e, una domanda alla volta, tentare di sciogliere i propri dubbi.

A me ieri ha dato tanto, come sempre, eppure non mi ha detto tutte cose piacevoli, anzi forse proprio per quello: è come se mi avesse dato dei “compiti per casa”…

Vediamo, maestro Mario, mi devo impegnare molto.

Sono un’allieva disorganizzata, tumultuosa, irrequieta, ma è proprio dai miei alunni più difficili che ho avuto le più grandi soddisfazioni.

Mi devo impegnare di più ☺

Grazie di cuore, Mario.

Con tanto, tantissimo affetto.❤